Tra i fili della memoria: Carmela Brandinu e l’arte del tappeto di Sarule

Nel laboratorio di una tra le tessitrici sarde, dove la lana diventa racconto e resistenza.

C’era un tempo – ormai lontano – in cui bastava percorrere le strade di Sarule per sentire il suono del pettine in legno sul telaio.

Ci raccontano che in paese ce n’era praticamente uno in ogni casa. Di una tipologia particolare, quella verticale. Una rarità nell’area del Mediterraneo.

Ebbene, quel rumore sordo e ripetitivo, che accompagnava il lavoro delle tessitrici – quasi a dettare il ritmo -, lo si può sentire solo di rado. Ma quando ricapita per i dedali del centro storico è impossibile non emozionarsi. Legare i fili del passato, che sanno sempre di lana, ma anche di nostalgia.

Eppure l’arte del tappeto della burra sarulese vive ancora grazie alle artigiane resistenti che si contano sulle dita di una mano. Animate dalla grande passione per un’arte antica che ha colori vivaci, trame che rimandano alla tradizione.

Un mondo affascinante dove negli ultimi anni i designers guardano con sempre maggiore interesse. Carmela Brandinu, 56 anni, è una di loro. Una delle ultime artigiane che sa come si realizza il famoso e pregiato tappeto made in Sarule interamente realizzato con la lana di pecora.

Nel suo piccolo laboratorio racconta la sua infatuazione per la tessitura, un amore mai sopito malgrado, negli anni, le vicende e le fortune legate a quest’arte siano state alterne.

“Si, io ho iniziato da piccola. Poi ho continuato con un corso all’I.S.O.L.A. [Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigianale, ndr], ho lavorato nella cooperativa che esisteva in paese e al centro pilota. Quando questa esperienza si è conclusa ho continuato in privato”, spiega l’artigiana, che ha anche indossato l’abito di insegnante nei corsi programmati in paese dalle amministrazioni comunali succedutesi con la speranza di tenere viva la tradizione. Di assicurare un passaggio generazionale.

“La passione per fare il tappeto è sempre viva, perché è un’arte che una volta che si impara non si dimentica e ci si augura sempre di tramandare”.

Oggi un aiuto sta arrivando dal GAL BMG per la società cooperativa Il Telaio che Carmela ha costituito con il figlio Fabio. “In questa precisa fase storica è un supporto davvero prezioso. Ci aiuta a ripartire e a produrre. Siamo pochissime a saper lavorare la burra. Io e la mia amica siamo tra le più giovani. Sarebbe un peccato disperdere questo patrimonio di conoscenze”, conclude Carmela che poi ci accompagna al Centro I.S.O.L.A. del paese. Luogo di incontri, corsi, speranze e sogni. Spesso però infranti anche da una burocrazia cieca che invece di supportare frenava quello che a tutti gli effetti poteva essere un percorso di riscatto.

“Ecco questi sono i nostri lavori”, dice mentre srotola i tappeti, frutto di ore di impegno, incastonati negli scaffali.

La sua energia è contagiosa e sa di positività. Una risorsa incredibile a cui attingere. Un’opzione doverosa. Non più rimandabile.

Testi: Luca Urgu; Video: Gianluca Flore

Iniziativa finanziata dal Programma di sviluppo rurale per la Sardegna 2014-2022; Organismo responsabile dell’Informazione: Gal Distretto Rurale Barbagia Mandrolisai Gennargentu; Autorità di Gestione: Regione Sardegna-Assessorato dell’Agricoltura e Riforma Agro Pastorale; Sottomisura: 19.2 “Sostegno per l’esecuzione delle operazioni nell’ambito della strategia di Sviluppo Locale di Tipo Partecipativo – Azioni di Sistema (CUP: H58H25000280009)

SCOPRI LE ALTRE STORIE SU

Lascia un commento